I 36 milioni sono usciti dal punto dove nessuno poteva aspettare
25 settembre 2026, ore 18:14
Un messaggio su WhatsApp. Il mittente sembra Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Chi lo legge è Molesini, ex presidente di Fideuram. Secondo l'ANSA l'inganno è stato costruito anche con l'intelligenza artificiale. Partono 36 milioni di euro. Una parte è stata recuperata.
Quanta, nella notizia non è scritto.
Questo tipo di truffa non cerca chi non capisce. Cerca chi decide da solo, e in fretta.
Un punto di un'organizzazione che concentra le decisioni non si comporta come una fila che si allunga in proporzione. Quando è vicino alla saturazione, ogni richiesta in più toglie tempo a tutte le altre: l'attesa non cresce, esplode. E allora chi decide smette di guardare che cosa gli viene chiesto e guarda solo da chi arriva la richiesta. È l'unica scorciatoia disponibile quando il tempo per pratica è finito.
È la coda in posta. Tutti col bigliettino in mano. Poi arriva uno che dice «è solo una firma», e passa davanti a trenta persone: nessuno gli chiede chi sia, perché fermarlo costerebbe più tempo che servirlo. Allo sportello lo chiamano snellimento.
Qui sta il rovescio. Ogni procedura antifrode, in banca come in azienda, chiede di accertare l'identità di chi ordina il pagamento: il numero, la voce, il volto in videochiamata. L'identità è esattamente la cosa che l'intelligenza artificiale oggi produce a costo quasi zero. Quello che nessun programma sa produrre è il passaggio in coda: la seconda firma, la telefonata a un numero già in rubrica, le ventiquattro ore prima del bonifico.
Se il ragionamento regge, queste truffe dovrebbero colpire nei momenti di picco — venerdì pomeriggio, chiusure, agosto — e su chi ha molte deleghe, non su chi ne ha poche. Le smentirebbe il contrario: colpi distribuiti a caso nella settimana, su persone senza potere di spesa.
Un vertice falso si costruisce in cinque minuti. Un'attesa di ventiquattro ore no.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA.