Ai clienti la banca chiede una conferma in più. Per 95 milioni è bastato un WhatsApp
25 settembre 2026, ore 18:14
Febbraio 2026. Paolo Molesini, allora presidente di Fideuram, banca del gruppo Intesa Sanpaolo, riceve un messaggio su WhatsApp. Sembra scritto da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa: c'è da chiudere un'acquisizione all'estero, in fretta e in segreto.
Poi squilla il telefono. È l'avvocato Paolo Nastasi, dello studio A&O Shearman, o almeno ha la sua voce: secondo le ricostruzioni pubblicate oggi, l'hanno copiata con l'intelligenza artificiale. Arrivano le coordinate dei conti. Molesini chiede al direttore finanziario di far partire i bonifici.
Dalla tesoreria della banca escono 95 milioni di euro, verso la Cina e Hong Kong. Era una truffa: Messina quel messaggio non l'aveva mai scritto, e Nastasi quella telefonata non l'aveva mai fatta. Una parte dei soldi viene bloccata e recuperata; 36 milioni mancano ancora, cambiati in criptovalute. A marzo Molesini si dimette, «per ragioni personali». Indaga la Procura di Milano.
Adesso le carte che la banca scrive per i clienti. Sul sito di Intesa Sanpaolo: «Diffida sempre da richieste sospette, soprattutto quando hanno carattere di urgenza». E per ogni bonifico fatto online, al cliente la banca chiede una conferma in più sul telefono, un codice o un'impronta, prima che i soldi partano.
Per 95 milioni, la conferma è stata un messaggio su WhatsApp.
Nelle ricostruzioni uscite oggi manca la cosa più semplice: una telefonata al numero di Messina, quello vero, già in rubrica. Quindi la domanda, per Fideuram e per Intesa Sanpaolo: quel «diffida sempre» è un consiglio per i clienti, o qualcuno l'ha mai fatto leggere anche all'ultimo piano?
Per chi ha un'azienda la lezione è semplice. Oggi un truffatore può scrivere a nome del titolare e parlare con la sua voce. Quindi, quando arriva un ordine di pagamento urgente, chi deve pagare non si fida né del messaggio né della telefonata ricevuta: chiude, e richiama lui il titolare, al numero che ha sempre usato. Se l'ordine è vero, si perde un minuto. Se è falso, si salvano i soldi.
La conferma in più, a quanto pare, le banche la chiedono solo ai clienti.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su ANSA.