In Italia l'elettricità si paga al prezzo del gas anche quando il gas non c'entra
24 settembre 2026, ore 22:14
Confcommercio, nota del 19 settembre: in Italia l'elettricità all'ingrosso costa 69,4 euro al megawattora più che in Francia. Tradotto: sette centesimi in più per ogni kilowattora di energia.
Confcommercio spiega la differenza con il gas. Nel 2025 il gas ha prodotto il 43,7 per cento dell'elettricità italiana, contro il 3,2 della Francia. Vero, ma è solo metà della storia.
L'altra metà sta in dove e come si fa il prezzo. Il posto è la Borsa elettrica, gestita dal GME, una società pubblica: ogni giorno chi produce dice a quanto venderà la corrente del giorno dopo, un quarto d'ora alla volta. Si compra prima da chi chiede meno — chi ha pannelli solari, dighe e pale eoliche, e per produrre non spende quasi niente — e si sale finché la corrente basta. Quando non basta, tocca a chi ha le centrali a gas, che chiede di più perché il combustibile lo deve comprare.
E qui c'è il punto: il prezzo della centrale a gas diventa il prezzo di tutti. Anche chi aveva chiesto poco viene pagato quanto la centrale a gas.
È come una cena al ristorante in cui la pasta finisce e all'ultimo arrivato tocca l'aragosta: a quel punto l'oste mette in conto tutti i piatti al prezzo dell'aragosta. Il tavolo paga dieci aragoste, ne arriva una, e l'oste lo chiama libero mercato.
In Italia quasi metà dell'elettricità esce da centrali a metano, quindi sono spesso queste a fare il prezzo. Così chi possiede una centrale idroelettrica costruita sessant'anni fa incassa, per la sua corrente, lo stesso prezzo di chi il combustibile lo compra ogni giorno. Ma lì dentro non si brucia niente: quella parte del prezzo è guadagno.
Lo Stato lo sa, perché nel 2022 l'ha scritto. L'articolo 15-bis del decreto-legge 4 del 2022 ha introdotto un «meccanismo di compensazione a due vie». Per gli impianti solari, idroelettrici, eolici e geotermici entrati in funzione prima del 2010, quando il prezzo superava un valore fissato dalla legge, la parte in più andava restituita al GSE, la società pubblica che gestisce gli incentivi all'energia.
È rimasto in vigore dal 1° febbraio 2022 al 30 giugno 2023.
A settembre il prezzo all'ingrosso è salito del 73,3 per cento rispetto alla media del 2025. Quindi la domanda, per chi quel meccanismo l'ha scritto: se nel 2022 la parte in più andava restituita, perché nel 2026 no?
Nella norma c'è la data in cui è finito. Il perché no.
Intanto, secondo Confcommercio, negozi, ristoranti, alberghi e bar pagheranno oltre un miliardo di bolletta in più nella seconda metà del 2026.
Per chi ha un'azienda la conseguenza è questa: quello che paga per l'energia segue il prezzo della borsa, e il prezzo della borsa, spesso, lo fa la centrale a gas. Conta quanto costa la centrale più cara, non quanto costa in media produrre l'elettricità. Chi la produce da sé, con i pannelli sul tetto, per quella parte smette di pagarla al prezzo del gas.
Il sole la bolletta non la manda. Chi vende l'energia del sole sì, e al prezzo del gas.
Il presente articolo nasce dalla nota di Confcommercio del 19 settembre 2026 sul caro energia, ripresa da LaPresse.