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Mercedes chiede più ore alla stessa paga, ma un'ora costa meno solo se qualcuno la compra

28 settembre 2026, ore 09:33

Oggi, nello stabilimento Mercedes-Benz di Untertürkheim, alle porte di Stoccarda, è in programma un'assemblea dei lavoratori. Sul tavolo c'è una proposta del consiglio di fabbrica, l'organo eletto dai dipendenti: una settimana di 30 ore.

È l'ultima mossa di una trattativa aperta da mesi. Il contratto dei metalmeccanici tedeschi fissa l'orario a 35 ore. L'amministratore delegato Ola Källenius ne chiede 40, con lo stesso stipendio di oggi; nelle trattative con i consigli di fabbrica, secondo Handelsblatt, la direzione ha messo sul tavolo 38. Se l'accordo non arriva, il gruppo minaccia di chiudere due stabilimenti tedeschi e di spostare altra produzione in Ungheria, dove produrre, secondo la stessa Mercedes, costa molto meno. Il sindacato dei metalmeccanici, IG Metall, risponde che la settimana da 35 ore non si tocca.

Al di là di chi la spunterà, la vertenza mette in piazza una domanda che ogni impresa manifatturiera dovrebbe farsi sui propri conti: quanto costa davvero un'ora di lavoro?

Più ore alla stessa paga abbassano il costo di ogni ora pagata

Il conto della direzione è semplice. Un operaio che passa da 35 a 40 ore con la stessa busta paga costa all'azienda la stessa cifra, spalmata su cinque ore in più. Ogni ora pagata costa il 12,5 per cento in meno: su otto ore, una arriva gratis.

Detta così, sembra un risparmio pulito. Ma c'è un dettaglio che la stessa direzione ha fatto sapere ai dipendenti, come riportato da Reuters: negli stabilimenti tedeschi la capacità produttiva è ben al di sopra della domanda. Le fabbriche, cioè, potrebbero già fare più auto di quante ne vengano comprate.

Un'ora che nessuno compra costa lo stesso

Se le auto vendute restano quelle, cinque ore in più a testa non diventano cinque ore di auto in più. Diventano la stessa produzione fatta da meno persone. È il punto su cui insiste l'IG Metall: allungare l'orario senza ordini in più, sostiene il sindacato, serve solo a tagliare posti di lavoro.

Succede lo stesso con l'abbonamento in palestra. Costa uguale, che ci si vada tre volte a settimana o una volta al mese: il prezzo di ogni ingresso lo decide quante volte ci si va, non quante ore resta aperta la palestra. Se il gestore allunga l'orario fino a mezzanotte, chi ci va il giovedì non risparmia un euro. E chi ci va una volta al mese paga ogni ingresso quanto una lezione privata, senza averne mai chiesta una.

Qualunque cosa decida l'assemblea di oggi, fra 30 ore e 40 la domanda di fondo resta la stessa: quante ore pagare per le auto che il mercato compra.

Il costo orario vero si calcola sulle ore che finiscono su un ordine

Per un'impresa italiana che lavora su commessa, il caso Mercedes è lontano solo in apparenza. Molte aziende che vendono lavorazioni fanno il preventivo a costo orario: il costo del reparto, persone e macchine, riportato a un'ora di lavoro. La domanda che decide se quel preventivo guadagna o perde è una sola: quali ore?

Le ore pagate in busta paga comprendono anche quelle in cui non si produce niente che un cliente comprerà: l'attesa del materiale, il cambio di attrezzatura fra un lotto e l'altro, il pezzo da rifare, la macchina ferma perché l'ordine non c'è. In un reparto lo stipendio si paga comunque, che la macchina giri o no. Quelle ore, quindi, non spariscono: finiscono spalmate sulle altre.

Un esempio. Un reparto costa 50 euro per ogni ora pagata. Se solo l'80 per cento delle ore pagate finisce su una commessa, l'ora che il cliente compra costa 62,50 euro. Il preventivo fatto al prezzo dell'ora pagata lavora in perdita su ogni ora, prima ancora di metterci il guadagno.

Le ore vendute la contabilità non le conta

Quel numero non sta nel bilancio, che dice quanto è costato il personale in un anno, non quante delle sue ore sono diventate prodotto venduto. Il costo orario vero si ricava fuori dalla contabilità, registrando i tempi reali di ogni fase di lavoro: quante ore sono andate sui pezzi consegnati, quante sulle attese e sui rifacimenti. Non serve un sistema complicato. Serve il metodo, e un reparto che segni i tempi ogni giorno.

La differenza fra le due cifre, ore pagate e ore vendute, è il margine che si perde senza vederlo. Si può ridurre in due modi: vendendo di più, oppure riempiendo meglio le ore che già si pagano, con meno attese, meno cambi di attrezzatura e meno pezzi da rifare. Allungare l'orario non è fra i due.

Un'ora in più abbassa il costo dell'ora pagata. Quello dell'ora venduta lo abbassa solo un cliente in più.

Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su Handelsblatt.

Scritto dal Dott. Flavio Marzani, fondatore di www.fmstudioconsulenza.it

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