Barilla costruisce un mulino a Foggia e ne vende due: fare in casa conviene solo sopra una soglia
27 settembre 2026, ore 10:13
Il 18 settembre Barilla ha presentato il suo nuovo piano per il Sud. A Foggia, dove ha già un pastificio, investirà 100 milioni di euro in un mulino di nuova generazione che lavorerà per quel pastificio: grano da una parte, pasta dall'altra, tutto nello stesso polo. È lo schema che il gruppo usa già a Parma, e il cantiere è previsto fra il 2028 e il 2030. Giovanni Palopoli, responsabile delle operazioni per la pasta e i sughi, spiega che il nuovo polo «soddisfa la necessità di migliorare la nostra efficienza logistica e produttiva».
Nello stesso piano Barilla tratta la vendita dei mulini di Altamura e di Castelplanio al Molino Casillo, e dello stabilimento di Marcianise al Pastificio Liguori. Con una clausola che dice molto: in quegli stabilimenti si continuerà a produrre per Barilla, con contratti di più anni, e la condizione posta dal gruppo è che tutti i lavoratori conservino il posto.
A Foggia il mulino si costruisce. Ad Altamura il mulino si vende, e la sua semola si continua a comprare. Sembrano due scelte opposte. Sono la stessa scelta, fatta in due posti diversi.
Produrre in casa trasforma un costo che segue le vendite in un costo che resta
Chi compra da un fornitore quello che gli serve per produrre lo paga a quantità: tanti chili, tanti euro. Se vende di più ne compra di più, se vende di meno ne compra di meno. È un costo variabile: sale e scende insieme alle vendite, e nei mesi magri si alleggerisce da solo.
Chi decide di produrlo in casa cambia la natura di quel costo. La materia prima va comprata comunque, e resta variabile. Ma arrivano l'impianto da ammortizzare, le persone che lo fanno girare, la manutenzione, l'energia. Sono costi fissi o semifissi: si pagano uguali con i reparti pieni e con i reparti mezzi vuoti.
In cambio, ogni pezzo venduto costa meno e lascia più margine. È uno scambio: meno costo per ogni pezzo, più costo tutti i mesi, che si venda o no.
Sotto una certa soglia di vendite comprare costa meno
Un esempio. Un'impresa di prodotti da forno fattura 15 milioni e compra fuori un semilavorato che vale il 40 per cento dei ricavi. Se lo producesse da sé, fra materia prima e lavorazione, le costerebbe il 30 per cento: dieci punti di margine in più. Ma le servirebbero un impianto e una squadra, per 1,2 milioni l'anno di costi fissi.
Conviene? Dipende da quanto vende, e il punto esatto si calcola. Se ogni 100 euro venduti ne fanno risparmiare 10, per coprire 1,2 milioni di costi fissi bisogna vendere 12 milioni. È la soglia: i costi fissi in più divisi per il risparmio.
Sopra i 12 milioni, produrre in casa rende. A 15 milioni i dieci punti valgono 1,5 milioni: pagato l'impianto, restano 300.000 euro l'anno in più.
Sotto i 12 milioni, produrre in casa costa. Se un anno le vendite scendono a 10 milioni, i dieci punti valgono un milione e l'impianto ne costa comunque 1,2: l'impresa guadagna 200.000 euro in meno di quando comprava, dopo aver speso per investire. Il fornitore di prima, intanto, costava meno e non chiedeva niente nei mesi fermi.
Per questo il fatturato da mettere accanto alla soglia non è quello dell'anno migliore. È quello su cui si può contare negli anni peggiori.
Barilla costruisce dove i volumi sono sicuri, e compra dove non lo sono
Letto con questo metro, il piano di Barilla torna. Un mulino attaccato a un grande pastificio sa già quanto grano macinerà: quello che serve alla pasta di quello stabilimento, tutti i giorni. I volumi sono sicuri, i costi fissi si spalmano su quantità certe, la soglia si supera senza sforzo. E il grano fa meno strada: è l'efficienza logistica di cui parla Palopoli.
Dove quella certezza manca, la stessa logica porta dall'altra parte: il mulino lo gestisce chi fa il mugnaio di mestiere, e può riempirlo anche con il lavoro di altri clienti. Barilla ne compra la semola, e paga solo quella che le serve.
Per un'impresa più piccola il ragionamento è identico, con meno zeri. Portare dentro una lavorazione non è un segno di forza né di indipendenza. È una scommessa sui volumi: si vince se le vendite restano sopra la soglia, si perde se scendono sotto. E conviene sapere dov'è la soglia prima di firmare il contratto dell'impianto, non dopo il primo anno storto.
Il presente articolo nasce da un fatto di cronaca apparso su askanews.